“Chiamalo clan, rete, tribù, famiglia.
Comunque lo chiami, chiunque tu sia,ne hai bisogno d’uno”
Jane Howard
Perché Adico?
L’idea di questo post mi è venuta quando in home ho letto il titolo della news “perché aderire ad Adico?”
Quando lavoravo in azienda non ho mai pensato di iscrivermi ad un’associazione.
L’ho fatto quando ho deciso di fare impresa.
La mia provenienza dal settore marketing mi ha portato quasi naturalmente a scegliere tra le tante associazioni proprio Adico e poi confesso che la grafica accattivante del sito un pò ha influito.
Ora che sono socia da due anni la mia risposta si è arricchita di motivazioni. Grazie ad Adico ho avuto la possibilità di aggiornare le mie conoscenze, partecipando agli eventi ed ai momenti di confronto come quello tenutosi recentemente o anche scambiando quattro chiacchiere con Michele Cimino ed altri soci.
Ho trovato qualche cliente, un business partner e anche degli amici come Mirna Pacchetti, Gianfranco Caradonna e Mattia Rossi con cui condivido il ruolo di adicoblogger.
In realtà credo che far parte di Adico non sia utile solo per un consulente, bensì per un manager o chi aspira ad essere tale. Purtroppo noto che spesso i manager ricorrono ad associazioni come questa solo quando sono alla disperata ricerca di collocazione dopo un incidente professionale.
Certo il tempo a disposizione è sempre poco per partecipare agli incontri dell’associazione, figuriamoci per dare il proprio contributo anche solo con un commento o un post per il blog. Eppure ho sperimentato che condivere le proprie esperienze e competenze può essere un invesimento per la propria crescita professionale.
E voi che risposta date o vorreste dare (cosa vorreste in più) alla domanda: “perché Adico?”
Ho avuto modo di vedere questo video che gira da un po’ di tempo su internet e devo dire che l’ho trovato semplicemente fantastico. Fantastica la trama, fantastica l’interpretazione e fantastico come sia tristemente vero. Di gente che vende fumo ( e non intendo quello che state pensando voi ) ce ne è veramente tanta. Il fatto è che nel mondo di oggi, chi pensa che basti apparire per essere si trova sul binario sbagliato. Sia che si voglia vendere un prodotto, che come in questo caso se stessi, magari cercando di usare quel self branding di cui l’amica e coblogger Helga Ogliari è una strenua sostenitrice, è fondamentale che ci sia coerenza fra quello che si dice e quello che si è. Per quanto uno possa essere un bravo giocatore il bluff prima o poi viene visto e a quel punto si rischia davvero di restare in mutande. Considerato che a questo punto immagino abbiate già visto il filmato, chiudo così come chiudeva un grande personaggio dello spettacolo, dicendo: meditate gente meditate
Se in apparenza può sembrare fuori tema fare gli auguri al nostro Direttore Generale che oggi compie gli anni, in realtà è facimente riconducibile ad un esempio di come debba essere sempre presente in azienda l’attenzione al personale. Chi ha avuto la possibilità di lavorare negli Stati Uniti, sa come gli americani diano molto importanza a questi aspetti, magari anche con manifestazioni che a noi potrebbero sembrare “grossolane” se non grottesche, insomma le solite americanate. Ebbene se per un attimo riusciamo ad uscire dai nostri schemi mentale possiamo renderci conto di come seppur in apparenza possano sembrare superficiali, in realtà non lo sono affatto, anzi costituiscono uno dei punti di forza di quella che ci piaccia o no è pur sempre la maggior potenza economica mondiale.
Detto questo, in realtà io ci tenevo a fare i miei auguri a chi all’associazione dedica veramente tutta se stessa, Buon Compleanno Mariuccia
Ieri pomeriggio, in rappresentanza dell’associazione sono andato alla presentazione dal titolo ‘Retail Excellence: luoghi dove vendere è un’arte’ scritto dal Presidente di POPAI, Daniele Tirelli
Alla presentazione tenutasi presso la libreria Hoepli di Milano, oltra ovviamente all’autore c’erano anche Giorgio Santambrogio, direttore Generale di Interdis, e Giulia Ceriani, docente di comunicazione pubblicitaria all’Università di Siena
Il libro racconta del viaggio dell’autore alla scoperta delle grandi catene di distribuzione americane, dove regna la volontà di “intrattenere” il cliente di trasformare l’acquisto in un momento felice.
Il dibattito è se e come potrebbe funzionare in Italia questo modello e quindi le esperienze nostrane in tal senso.
Mentre ascoltavo mi è venuto da riflettere se oggi come oggi, considerata la crisi, per indurre all’acquisto sia ancora valido il concetto del piacere di acquistare o se invece le aziende dovrebbero fare leva su un altro aspetto ovvero su come combattere il senso di colpa che la gente quasi prova quando spende dei soldi. La crisi attuale e soprattutto la paura del futuro, infatti a mio parere fanno si che la gente non spende più con piacere ma quasi con rimorso e che quindi al superamento di tale rimorso le aziende devono dedicare la loro attenzione. La capacità di trovare una giustificazione anche apparentemente valida diventa quindi, a parer mio, la vera nuova leva di marketing che permetterà di aumentare i consumi.