E’ stato il video musicale più visto su YouTube nel luglio 2009, rimane uno dei video più cliccati in assoluto, ne hanno parlato praticamente tutti i principali mass media stampati e audiovisivi del mondo, è diventato un caso di studio nelle business schools, e il protagonista di questa storia ha tenuto relazioni in convegni di manager, di consumatori, di legislatori americani.
L’artefice di tutto ciò si chiama Dave Carroll, leader di una band canadese country chiamata Sons of Maxwell, e la storia è di quelle che più comuni non si può: la storia cioè di un consumatore maltrattato dal servizio clienti di una grande azienda. Il 31 marzo 2008 Dave e i suoi musicisti si imbarcano all’aeroporto di Halifax su un volo United Airlines diretti a Omaha, Nebraska, per un tour di una settimana. Durante lo scalo a Chicago, sono testimoni oculari della brutalità con cui gli addetti “movimentano” i loro strumenti, imbarcati nella stiva dell’aereo. Carroll protesta con un assistente di volo, che lo indirizza al personale di terra, che a sua volta si dissolve nel nulla al grido di “non sono la persona competente per queste cose”. All’arrivo a Omaha, la sua chitarra da 3.500 dollari risulta danneggiata e inservibile.
ADICOFORUM: una giornata di formazione gratuita che ADICO dedica ai Soci, ai potenziali Soci e a tutti coloro che si occupano di Marketing, di Vendite e di Comunicazione per iniziare a discutere insieme le prospettive 2010 dopo il difficile 2009 che sta volgendo alla fine.
Il programma della giornata rispecchia la Mission ADICO: formazione, informazione e relazioni commerciali e cioè networking: elementi indispensabili per il management oggi.
Un grosso sforzo organizzativo per la nostra Associazione che in pochissimo tempo ha realizzato l’evento.
Un ringraziamento a tutti i relatori , alle Aziende Sponsor e ai manager che sono arrivati in finale all’Undicesima Edizione PREMIO ADICO.
Desidero rilanciare il messaggio postato sul blog precedentemente: “quanti saranno i manager licenziati nel 2009?”
vorrei avviare una nuova discussione “quali caratteristiche deve avere il manager per essere soggetto attivo della ripresa econmica? ”
Due anticipazioni:
dobbiamo assolutamente dividere le attività in funzione dell’Azienda:
siamo una comunità di PMI ma continuiamo a ragionare come se fossimo un paese di multinazionali ( il 95% delle aziende italiane ha meno di 50 dipendenti ).
siamo troppi attaccati all’etichetta di ” direttore commerciale, direttore vendite, direttore della comunicazione ” dobbiamo definire il ruolo del ” Direttore Clienti ” che deve essere colui che si occupa di far aumentare i ricavi dell’azienda . Per ridurre i costi siamo tutti bravi ma non è la direzione giusta per il futuro.
Questi temi verranno discussi durante il TOP MANAGEMENT FORUM
In Inghilterra gli investimenti pubblicitari online nei primi sei mesi del 2009 hanno superato quelli televisivi, registrando un tasso di crescita del 4,6% (1,75 miliardi di sterline, pari al 23,5% del mercato), contro quelli televisivi, diminuiti del 17% (1,64 miliardi di sterline, pari al 21,9%).
Nonostante gli ultimi dati italiani dimostrino come la televisione in Italia sia ancora il mezzo più sfruttato per fare pubblicità, a mio avviso nei prossimi anni anche nel nostro paese si registrerà un’inversione di tendenza a favore dell’online (che sta prendendo sempre più piede).
Voi cosa ne pensate? Saremo come al solito gli ultimi ad ammodernarci oppure sapremo cavalcare l’onda del mobile web e capiremo quanto sia importante raggiungere il consumatore ovunque si trovi, nel momento stesso in cui si connette?
Quanti manager saranno licenziati nei prossimi sei mesi?Con questa domanda a gennaio si è aperto il blog Adico.
In questi mesi mi è accaduto di incontrare professionisti che si occupano di executive search ed ho appreso che tra le figure più a rischio ci sono coloro che si occupano di marketing.
Già, perché oggi l’imperativo è solo questo: vendere! Ma come? Possibile? Proprio coloro che in teoria possiedono maggiori strumenti per gestire al meglio la propria carriera hanno maggiori difficoltà?
Così è nata l’idea di Neverfired!
Cos’è Neverfired? In primo luogo un ebookrealizzato in collaborazione con Nel segno dell’8 . Un ebook che si sfoglia online, da leggere, da guardare, ma anche da ascoltare con risorse, spunti per la lettura e la navigazione.
Neverfired è una sorta di manuale di sopravvivenza per manager che nasce dall’applicazione delle teorie del marketing alla gestione della carriera.
Roba per manager egoisti? Non credo! Credo piuttosto che questo manuale possa avere benefici anche per l’azienda. In fondo, come dice Tom Peters ciascuno di noi è una piccola azienda anche quando opera in un’azienda più grande.
Ma non è finita qui. Dall’ebook è poi nata l’idea di un corso che si terrà il 20 ottobre e in cui ho invitato anche un professionista che proviene dal settore HR e che ci parlerà delle tendenze del mercato del lavoro nel settore Marketing & sales.
E per chi non vuole “comprare a scatola chiusa” il 14 ottobre ci sarà un assaggio online, quello che noi di Formyou chiamiamo Spuntino formativo.
Sin dai banchi universitari si fa un gran parlare del marketing rivolto al consumatore finale (B2C), lo si frammenta, sminuzza, per vagliare ogni suo singolo aspetto remoto; tanto che tutti finiscono gli studi avendo una conoscenza teorica approfondita delle dinamiche B2C. Ma nessuno approfondisce mai le dinamiche legate al Business to business, liquidate da quasi tutti i docenti in appendici marginali di un discorso ben più grande, senza considerare che tale ambito impiega invece molti professionisti, che spesso si trovano a fare i conti con budget piccoli e risorse limitate.
Così i grandi sogni di gestire campagne con effeti speciali svaniscono e rimane la frustrazione di dover pianificare attività marketing per un intero anno con budget che nel B2C vengono spesi per una banale e piccola promozione.
Ritengo che il marketing B2B comporti sfide diverse, ma non per questo meno interessanti, perchè infondo è divertente avere un budget di 20.000 euro e sapere che devono bastare a: rifare un sito, fare campagne on e off line atte ad aumentare le vendite e (perchè no?) magari anche rifare la brochure, che è ormai obsoleta. E la cosa più divertente non è riuscire a fare tutto con un piccolo budget, ma vedere che i risultati arrivano… con un ROI positivo.
In un pease come l’Italia, dove la quasi totalità del mercato è fatta da piccole imprese - buona parte delle quali lavorano nel B2B, è a mio avviso importante che il marketing legato a questa tipologia di mercato venga insegnato meglio ed in modo più approfondito.
Voi cosa ne pensate? Sono l’unica a percepire questo buco formativo nell’istruzione attuale?
Implementare un sito web, ovvero realizzarlo e pubblicarlo in internet, può determinare per l’azienda degli effetti vicini allo zero, se l’obiettivo è quello di ricevere dal web contatti spontanei di potenziali clienti.
La presenza di milioni di risultati a fronte di qualsiasi ricerca fatta nei motori di ricerca e la semplice considerazione che la maggior parte degli internauti fa capire quanto sia complesso e costante il lavoro che deve essere realizzato in un sito internet per farlo apparire ai primi posti nei risultati dei motori di ricerca (in particolare Google).
Scrivere il nome della propria azienda in un motore di ricerca ed apparire ai primi posti non significa aver fatto una corretta indicizzazione del sito, ma semplicemente avere un sito che dà evidenza agli spider del motore di ricerca che in quelle pagine si parla di quell’azienda. Ma a meno che non vi chiamiate Coca Cola o Microsoft questo servirà a ben poco, in quanto potenzialmente solo i vostri clienti ed i vostri amici conoscono la vostra azienda e sanno che produce quel prodotto.
Online dovete essere trovati per ciò che vendete, non per il nome che avete, a meno che questo non sia talmente conosciuto da bastare ad individuare il prodotto. Quindi se vendete piloni di acciaio dovete verificare che il motore indicizzi il vostro sito per la parola chiave “piloni d’acciaio” ed altre parole a questa connesse.
Le attività da intraprendere per migliorare il posizionamento di un sito sono molteplici, ma se si vuole essere indicizzati naturalmente dal motore di ricerca bisogna intraprendere un lungo lavoro d’indicizzazione organica del sito (SEO) che può durare da circa 6 mesi ad un anno e mezzo (in base alle parole chiave prescelte) e con un investimento economico molto importante.
A volte ci piacerebbe sapere se il mercato recepirebbe una variante del nostro servizio o addirittura un nuovo servizio collegato a quelli che già eroghiamo. Siamo sempre troppo presi, però, abbiamo timore di uscire con un buco nell’acqua, quindi spesso lasciamo perdere.
Voglio raccontarvi cosa c’è successo nel mese di maggio di quest’anno. Non che capiti tutti i giorni, ma val la pena di tenerlo presente.
Si sa, ai geni non si comanda. E allora, hai voglia a propugnare l’innovazione, l’ultima frontiera della comunicazione, le fantasmagoriche possibilità offerte dalla Rete, dalle reti, dal silicio e dalle celle dei cellulari (non puoi nemmeno più chiamarli “telefoni”: al massimo “devices”): ogni tanto il mio dna bergamasco (di montagna) rialza la testa, e mi spedisce in giro per le sinapsi una sana dose di scettico disincanto. E mi domanda (traduco dal dialetto per i non orobici): “che cosa c’è di vero, di effettivo, di realmente attuato, dietro tutto ‘sto gran parlare di nuove tecnologie per la comunicazione?”. Anche perché, dice lui non senza una qualche ragione, sarà un quarto di secolo che certi strumenti sono sulla piazza: e ancora li chiamiamo “nuove tecnologie”? Finché li chiamiamo “nuovi”, significa che non li abbiamo ancora levati dalla scatola…
Così, una mattina che mi sveglio in modalità rompiscatole decido di sentire che cosa ne pensa Stefano Saladino: uno che, in compagnia di opportuni complici, ha dato vita a un certo progetto chiamato 8com, con l’intenzione di non creare l’ennesima agenzia di comunicazione figlia degli appassiti anni ‘80, bensì una delle prime agenzie degli anni Duemila.
Dico bene, Stefano? Nel risponderti parto dal fondo. 8com è un progetto in chiusura! Sai com’è… la crisi, i clienti che non comprendono, il mercato concorrenziale, le difficoltà di reperire risorse valide, etc. etc. ci han fatto ripensare al progetto 8com…. Sorpreso?
Il 17 giugno ho partecipato all’evento “La pubblicità è servita“, nel quale c’è stato un lungo ed interessante intervento di Philip Kotler che, da buon guru del marketing, ha saputo fornire spunti interessanti in questo periodo di crisi.
Tutto il suo discorso può partire da un concetto chiave, da lui espresso in tre semplici parole: don’t do nothing, non restate immobili aspettando che la crisi passi, bensì siate proattivi.
Kotler ha evidenziato come un periodo di crisi significhi non solo pericolo, ma anche opportunità e questa dicotomia è al contempo palese ed inquietante. Banalmente: se non capiamo come gestire questo momento difficile rischiamo di soccombere.
A soffrirne di più sono le aziende di successo, in quanto molto spesso tendono a cogiolarsi sui risultati ottenuti, nella convinzione di poter fare qualsiasi cosa e non considerando i problemi che si presentano, in quanto si ritengono superiori ad essi.
Ma il guru del marketing fa notare come questa “turbolenza” diventerà la nuova normalità, perchè i tempi cambiano, perchè al giorno d’oggi le innovazioni tecnologiche e dei consumi portano ad un proliferare di mezzi e occasioni di contatto con il consumatore, mai avute prima.
Il cambiamento è quindi la normalità in un mondo dinamico e le aziende che decidono di non acquisire i giusti strumenti e attivare determinati processi interni, non riusciranno a gestire questa turbolenza.
Kotler ha citato un antico proverbio cinese: in tempi di tempesta alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.
Chi costruisce mulini a vento non solo si prepara alla tempesta, ma riesce a sfruttarne le potenzialità. E voi? avete iniziato a costruire il vostro mulino a vento?
Cos’hanno in comune la campagna elettorale di Obama e la pubblicità della Nutella?
Lo storytelling.
“Lo storytelling è molto di più che raccontare storie. E’ ormai una disciplina organizzativa che diventa uno strumento indispensabile con cui essere ascoltati e scelti”. Lo dice Andrea Fontana, esperto di sistemi di formazione manageriale, sviluppo organizzativo e comunicazione d’impresa, docente presso l’Università degli studi di Milano Bicocca e di Pavia.
Andrea Fontana ha recentemente pubblicato il Manuale di storytellingedito da Etas.
Il libro ilustra le diverse applicazioni aziendali dello storytelling per affermare identità e vision, gestire la comunicazione interna ed esterna, formare e sviluppare il personale, potenziare il design di prodotto, la pubblicità e l’esperienza del cliente.
Nel manuale di storytelling si trovano anche alcune illustri case history come Vodafone, Autostrade, Costa Crociere, Zambon Group e Schneider Electric.
In questa intervista Andrea Fontana anticipa alcuni contenuti del suo libro e spiega come le storie possano essere un efficace strumento di marketing relazionale ed esperienziale.