Archive for Marzo, 2009

g.caradonna

Auguri

Se in apparenza può sembrare fuori tema fare gli auguri al nostro Direttore Generale che oggi compie gli anni, in realtà è facimente riconducibile ad un esempio di come debba essere sempre presente in azienda l’attenzione al personale. Chi ha avuto la possibilità di lavorare negli Stati Uniti, sa come gli americani diano molto importanza a questi aspetti, magari anche con manifestazioni che a noi potrebbero sembrare “grossolane” se non grottesche, insomma le solite americanate. Ebbene se per un attimo riusciamo ad uscire dai nostri schemi mentale possiamo renderci conto di come seppur in apparenza possano sembrare superficiali, in realtà non lo sono affatto, anzi costituiscono uno dei punti di forza di quella che ci piaccia o no è pur sempre la maggior potenza economica mondiale.

Detto questo, in realtà io ci tenevo a fare i miei auguri a chi all’associazione dedica veramente tutta se stessa,  Buon Compleanno Mariuccia

h.ogliari

Personal Branding

Tra gli appuntamenti dell’ Accademia Adico c’è un bel corso dal titolo Brand Naming.
Quanto conta un nome? Pensiamo a Nutella. Questo nome richiama immediatamente alla mente una serie valori, immagini, emozioni, tanto che quest’anno al più famoso dei marchi Ferrero è stata riconosciuta la leadership dei brand più cool votati dal gruppo Superbrands.
Le aziende compiono ingenti investimenti per posizionare il proprio brand.
E i manager che fanno per posizionare il proprio brand in azienda?
Our most important job - dice il guru del management Tom Peters - is to be head marketer for the brand called You“.
Questo vale a maggior ragione in un periodo in cui i posti di lavoro (anche quelli dei manager) sono a rischio, un periodo in cui prima di incontrare una persona si digita il suo nome su Google per verificare la sua reputazione, un periodo in cui l’individuo viene prima del gruppo.
Come si può verificare la personal brand awareness?
In azienda il modo pù semplice è prestare attenzione a dettagli come: quante volte è pronunciato il nostro nome, in quali contesti e perfino quanto tempo ci mettono le persone ad aprire le nostre mail.
Una delle prove più evidenti del valore del proprio marchio sul mercato è dato dai contatti da parte degli head hunters, ma anche da inviti a comparire come relatori in convegni o a rilasciare interviste.
Tutto questo lascia spesso anche delle tracce su Internet dove è possibile verificare il proprio QG (quoziente Google) con un semplice strumento che trovate qui .
Essere brand manager di se stessi non significa però essere egocentrici e non pensare al bene dell’azienda. Al contrario un manager attento al proprio brand ha molte più probabilità di dare valore al contesto in cui opera. Ora mi chiedo: quanti manager attuano consapevolmente una strategia di personal branding?

Ieri ho dedicato una giornata alla mia formazione: mi sono iscritto al corso organizzato da Accademia ADICO sul Marketing Aziendale su Facebook.

Ho spento il mio cellulare e dalle 9.30 alle 17.00 ho fatto l’allievo diligente ascoltando una interessante presentazione di Francesco de Francesco su un tema molto attuale e di cui si parla molto: il social network Facebook visto nell’ottica se serve o non serve all’azienda.

Volevo condividere con voi tre spunti:

  • La soddisfazione di aver potuto dedicare una giornata ( poi ho recuperato dalle 17.30 alle 20.30 le cose indispensabili della mia giornata lavorativa ) alla formazione. Oggi si parla di formazione però poi è bene farla: quanta? Io direi almeno cinque giornate all’anno.

    Vi invito a preventivare almeno questo budget e a identificare dove e come farla. E’ come fare un programma di vacanze… intellettuali.

  • La soddisfazione di conoscere qualcosa in più su facebook e su come questo strumento può essere utile in azienda. Per esempio un messaggio chiaro che è stato identificato durante il corso è che certamente è più adatto a una azienda che si occupa di Business to Consumer e, soprattutto, prima di partire deve essere inquadrato nella strategia di comunicazione dell’azienda, deve essere studiato e richiede quindi un piano di costi e di risorse da allocare.

    Non è un gioco ma un canale di comunicazione per l’azienda: vuol dire bacino di utenza, messaggistica adatta al canale, etc.

  • La soddisfazione di vedere come almeno un concetto è immutabile nel tempo e non dipende dai canali di comunicazione: il rispetto verso il nostro interlocutore. Rispondere, confermare, avvisare di una assenza, essere puntuali e non penalizzare per effetto della velocità tecnologica la serietà e l’etica del rapporto commerciale.

Sono molto soddisfatto di aver partecipato come allievo ad un corso organizzato dall’ACCADEMIA ADICO.

Michele Cimino

g.caradonna

Dilemma

Considerata la crisi il dilemma è:

meglio vendere la gallina oggi o l’uovo da domani?

Meditate gente meditate

g.caradonna

Vincere il senso di colpa

Ieri pomeriggio, in rappresentanza dell’associazione sono andato alla presentazione dal titolo ‘Retail Excellence: luoghi dove vendere è un’arte’ scritto dal Presidente di POPAI, Daniele Tirelli

Alla presentazione tenutasi presso la libreria Hoepli di Milano, oltra ovviamente all’autore c’erano anche Giorgio Santambrogio, direttore Generale di Interdis, e Giulia Ceriani, docente di comunicazione pubblicitaria all’Università di Siena

Il libro racconta del viaggio dell’autore alla scoperta delle grandi catene di distribuzione americane, dove regna la volontà di “intrattenere” il cliente di trasformare l’acquisto in un momento felice.

Il dibattito è se e come potrebbe funzionare in Italia questo modello e quindi le esperienze nostrane in tal senso.

Mentre ascoltavo mi è venuto da riflettere se oggi  come oggi, considerata la crisi, per indurre all’acquisto sia ancora valido il concetto del piacere di acquistare o se invece le aziende dovrebbero fare leva su un altro aspetto ovvero su come combattere il senso di colpa che la gente quasi prova quando spende dei soldi. La crisi attuale e soprattutto la paura del futuro, infatti a mio parere fanno si che la gente non spende più con piacere ma quasi con rimorso e che quindi al superamento di tale rimorso le aziende devono dedicare la loro attenzione. La capacità di trovare una giustificazione anche apparentemente valida diventa quindi, a parer mio, la vera nuova leva di marketing che permetterà di aumentare i consumi.

Ormai tutte le statistiche concordano, 10 milioni di Italiani scelgono online i prodotti di proprio interesse, anche se l’acquisto poi quasi sempre lo fanno offline. Questo è vero tanto per il B2C, quanto per il B2B. Quanto meno, online si effettua una prima selezione. Ciò è vero per un finanziamento, per l’automobile, per un software di CRM, per l’albergo, per le scarpe da ginnastica e persino per le stilografiche.

Ormai, in sostanza, nessuna azienda italiana dovrebbe pensare di non avere relazioni con Internet, perché i fatti lo smentiscono e non avere visibilità online significa perdersi opportunità significative.

Nonostante ciò, l’improvvisazione è disarmante.

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Mirna Pacchetti

I fuoriclasse brillano nei momenti cupi

Ho trovato questa frase sul sito di Accenture e ritengo che esprima chiaramente ciò che continuo a pensare: la crisi eonomica che stiamo attraversando rappresenta un elemento di discontinuità e quindi una buona occasione per chi sa mettersi in gioco ed ha le giuste carte per poter vincere a dispetto della concorrenza.

L’attuale crisi economica ha causato il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro, nonché il crollo delle Borse di mezzo mondo e le prospettive future di breve periodo non sembrano essere rosee. Ma i tempi di recessione sono momenti ciclici contro i quali non si può fare nulla, se non aspettare tempi migliori, o periodi nei quali solo chi sa fare la differenza emerge?
A mio avviso la crisi economico-finanziaria e la conseguente recessione globale possono presentare alcuni vantaggi, basti solo pensare alla diminuzione del costo delle materie prime (in primis il petrolio) e al crollo della speculazione finanziaria, che porteranno ad una sicura rivincita dell’economia reale e ad una rivalutazione dell’industria.
La diminuzione del costo del denaro, inoltre, sta già avendo le prime conseguenze nella riduzione del tasso d’interesse e dell’inflazione, aspetti positivi per chiunque voglia effettuare nuovi investimenti nella propria attività. Questo è infatti il momento giusto per iniziare nuove imprese (siano esse aprire una nuova attività, investire in R&D o innalzare il livello qualitativo dei propri prodotti) in quanto l’economia non si ferma, rallenta semplicemente.
In questo momento difficile i fornitori sono più di sposti a trattare ed i servizi costano meno; d’altro canto i clienti non smettono di comprare, ma diventano più selettivi, cercando prodotti e servizi che facciano davvero la differenza.
Ora la domanda è: ciò che vendete fa la differenza? Riuscite ad essere veramente competitivi nel vostro settore?
Se la risposta è no, questo è il momento per aumentare la qualità dei vostri prodotti/servizi a costi competitivi, perché chi investirà con coscienza in questo periodo difficile avrà una marcia in più in fase di ripresa economica, riuscendo a dare un notevole impulso di creatività ed
entusiasmo al mercato.
In conclusione, i periodi di recessione sono il sintomo che qualcosa nel mercato deve cambiare, come una sorta “malessere finanziario” che necessita di una cura. Finito il tempo delle speculazioni è ora il momento di dare un vero servizio al cliente ed aumentare la competitività dei propri prodotti: chi non vuole adeguarsi risentirà più profondamente di questa crisi, chi invece avrà la caparbietà d’investire in sé stesso e nei propri prodotti faticherà più degli altri, ma alla fine ne coglierà i frutti.

Questo è il momento giusto per riposizionarsi, migliorare il proprio servizio/prodotto e rendere vincenti le proprie strategie commerciali.
Se non lo fate voi lo farà un vostro concorrente.

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