Siete al passo con il progresso, e avete la massima famliarità con internet, inteso come siti web e posta elettronica, con l’aggiunta magari di qualche telefonata via Skype? Altro che progresso: siete dei brontosauri, sappiatelo.
Lui non l’ha detta proprio così, ma credo che in molti l’abbiano pensato, dopo aver ascoltato Luca Pianigiani, editore di www.jumper.it, al Photoshow di Milano qualche giorno fa. Jumper sembra un sito di fotografia, ma in realtà è qualcosa di più: se vi interessano il pensiero e la cultura delle nuove tecnologie, se per voi l’elettronica non è solo una sfilata di microchip ma anche (e forse innanzitutto) lo spunto per una riflessione in più, vi consiglio di farci almeno un giro. E’ stato appunto con questo spirito che Pianigiani ha preso la parola al Photoshow: tutto cambia, sempre più velocemente, e anche noi dobbiamo imparare a correre di più. Che non significa rincorrere il gadget più lucente, né affannarsi cercando di “reggere il passo”: significa piuttosto “avere più tempo per noi”. Ha detto proprio così, Pianigiani, e vale la pena citarlo tra virgolette perché è un’espressione quasi eretica: il politicamente corretto suona “non abbiamo più tempo per noi stessi” oppure “non ho tempo di leggere tutto”. Invece ecco questo tipo in maglietta… pardon: t-shirt nera e scarpe da ginnastica, il quale brandendo il telecomando del MacBook cammina avanti e indietro per la pedana (detta così sembra Steve Jobs, invece no), e dentro il casino di una fiera pretende di dimostrarti che il tempo non è tiranno, e lo fa parlando “di corsa” perché “deve stare dentro nei tempi”…
“Sei sicuro di non avere il tempo di leggere tutto?”: con questa domanda Luca Pianigiani ha ricordato al numeroso (sul serio) pubblico presente che esistono i feed RSS. Ovvio che è disumano pensare di scandagliare ogni giorno decine di siti web, ma appunto per questo hanno inventato i feed: con un paio di click ti metti in ascolto perenne di quel determinato sito, e sarai avvertito delle novità senza che tu debba fare null’altro che andare a guardartele solo se e quando vale la pena. A proposito di siti da visitare: dite la verità, il bookmark che vi serve al momento buono è sempre “sull’altro pc”: il portatile, quello di casa, quello dell’ufficio, quello dell’amico…. Ma se voi aveste archiviato i vostri preferiti on line, per esempio in Delicious, potreste recuperarli da qualunque computer, e non solo: potreste segnalare il tal sito ad un vostro amico senza laboriosamente ritrovare&riscrivere o copiare&incollare l’indirizzo dentro una email o un sms o simili. On line ci si può mettere anche un disco di back-up, i siti che lo fanno sono tanti: in questo modo possiamo raggiungere sempre il nostro archivio. E vogliamo parlare di Twitter? Senza smanettare per quarti d’ora con rubriche ed e-mail, puoi tenerti sincronizzato con il tuo network di colleghi (o amici): siamo o non siamo nella società reticolare, dove ognuno lavora da solo ma in sincrono con il resto del mondo?
Sincronizzare e condividere: sostanzialmente sono queste le colonne portanti dell’universo 2.0 presentato da Luca Pianigiani: condividere i file “pesanti” tenendoli archiviati sulla Rete così che basta un click e un link per trasferirli ad altri; sincronizzare le agende elettroniche in modo che tutti i membri del team sappiano esattamente che cosa è stato fatto e che cosa ancora no senza consumare mezza giornata nel “giro di telefonate”; condividere i computer, o parti di essi, o anche solo la scrivania (intesa come lo schermo) mentre si lavora in team ai quattro angoli del mondo, o anche soltanto (si fa per dire) di Milano. Lo sapevate che sui vostri pc sono già installati, gratis, programmi che consentono questi giochini tagliatempo? Cose tipo Acrobat Reader o Photoshop, eh, mica chissà che cosa. E anche far lavorare le macchine: quante azioni ripetitive compiamo ogni giorno? E quante di queste le abbiamo automatizzate, sfruttando le funzioni già presenti nei nostri pc?
Insomma: una serie di “stupidaggini” che messe tutte in fila una dietro l’altra consumano tempo, energie, concentrazione, in una quantità che ci stupirebbe (e spaventerebbe) se ci fermassimo un attimo a fare due conti. Naturalmente ogni strumento va usato nel modo e nella misura più adeguata: non è che ci dobbiamo buttare nelle braccia di Delicious, affidare tutto il nostro back up a un sito di storage on line (5 parole inglesi su 9: sto diventando un vero drago), “twittare” ad ogni scemata che ci passa per la testa (nel qual caso io non farei altro tutto il giorno).
Ma una valutazione seria delle potenzialità offerte dalle applicazioni di comunicazione, condivisione e automazione credo valga la pena farla: sono quasi sicuro che ne verrebbero fuori delle belle, e improvvisamente termini molto aulici e paludati come “ottimizzazione”, “produttività”, “razionalizzazione” e simili assumerebbero significati ben diversi. Anche perché c’è un dettaglio ancora da rilevare: tutto quello scritto qui sopra si può fare senza spendere un centesimo. E allora… meglio provare, no?