Archive for Maggio, 2009

Mirna Pacchetti

Faceboom e la pubblicità perfetta

Facebook è boom.
Dilaga, in tutto il globo, dalla Jamaica al Giappone, le persone scrivono, giocano, cercano amici o altro in qualsiasi momento della giornata, anche in orario lavorativo e per un totale di oltre 200 milioni di utenti attivi (quindi che utilizzano Facebook più o meno di frequente) che vanno dai 15 ai 75 anni, con un picco massimo tra i 30 ed i 40.

200 milioni di utenti profilati per sesso, età, area geografica e altro ancora. Finalmente chi si occupa di B2C ha la possibilità di conoscere il proprio target e selezionarlo, raggiungendolo con messaggi pubblicitari studiati ad hoc, ma soprattutto a costi irrisori, se paragonati alle potenzialità del mezzo.
Ciò è possibile perchè anche su Facebook i messaggi pubblicitari si pagano a suon di click, ovvero: più gli utenti cliccano più si paga. E se nessuno clicca, forse è il caso di modificare il messaggio.
Target profilato, costi contenuti, possibilità di verificare l’efficacia del messaggio e modificarlo, semplice calcolo del ritorno sugli investimenti… uno strumento che gli addetti al lavori hanno sognato per anni!
Già, ma invece di sfruttarlo le aziende pensano solo a continuare a spendere milioni di euro per la pubblicità classica, ritendendo i social network un modo per perdere tempo dietro al computer, senza accorgersi che questi, invece, sono i nuovi centri di aggregazione.

Facebook è una grande piazza virtuale dove la gente s’incontra, condivide e comunica. Un immenso Grande Fratello globale, che registra chi siamo e cosa facciamo. La più grande ricerca socio-demografica costantemente aggiornata, secondo per secondo.
Peccato che la maggior parte delle aziende non lo consideri interessante.

fradefra

Imparare ad imparare

Una stele con scritture cuneiformi assire.Sembra facile, ma in realtà non lo per nulla. Come si impara? Tutti facciamo allo stesso modo? No, per niente!

La formazione ha un costo notevole, quindi è importante che ogni cosa sia fatta nel modo giusto per far rendere al massimo il tempo ed il denaro che decideremo di investire. Questo sia per noi, sia per il nostro personale che decidiamo di aiutare a crescere.

Questo non è un post col quale voglio insegnare qualcosa a qualcuno. Lo scrivo solo per evidenziare alcuni punti attorno ai quali sarebbe giusto fare qualche riflessione di tanto in tanto. Anche se ci abbiamo già ragionato in passato, meglio rifarlo ogni tanto, perché noi cambiamo, la vita cambia, cambia il contesto che ci sta attorno e soprattutto cambiano le persone che abbiamo vicine. Continue Reading »

Ho appena concluso un articolo su un altro blog, con la frase, provocatoria “Scusi, dov’è l’Ufficio Marketing?” - risposta - “Lì, in giro per il mondo!“.

Mi chiedo spesso come facciano alcuni ad occuparsi di Marketing restando sempre in ufficio, senza mai andare ad alcun evento, fiera, congresso, manifestazione. Persone che dalle 9 alle 18 sono dietro ad una scrivania, poi staccano il telefono e non si sa dove siano. Ovviamente fanno solo incontri con altri Direttori, a pranzo vanno solo con mega dirigenti, la sera… boh!

Qualche giorno fa durante un corso di Comunicazione Online, dissi alle persone in aula “Non chiedete al vostro Direttore Marketing ed al vostro Amministratore Delegato di darvi un parere su ciò che dovreste scrivere e come“. L’AD in questione era presente e mi guardò un attimo di traverso. Ovviamente spiegai la frase provocatoria, che però aveva un intento, che vi espongo.

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Mattia Rossi

La visibilità dello stand

Ovvero: come partecipare a una fiera facendo in modo che non se ne accorga nessuno.

 

Questa è una storia vera.

Accaduta nella nostra epoca, proprio in questo anno 2009.

Tra le varie identità a cui faccio ricorso per sbarcare il lunario c’è anche quella di giornalista: scrivo articoli “per la stampa specializzata del settore”. Il più recente è stato un reportage da una fiera.

Fiera importante, internazionale, triennale, capace di riempire un bel po’ dei padiglioni di Rho-Pero. Missione: raccontare 5 giorni di fiera e 1.500 espositori in 5mila battute spazi inclusi. Tempo a disposizione: troppo poco (come sempre). Piano d’azione: prepararsi in anticipo, chiarirsi le idee ancor prima di uscire di casa, e poi piombare sulla fiera a colpo sicuro, raccogliere intervistare fotografare e rientrare alla base. Stiamo parlando di Fiera Milano, quindi dai per scontato che avrai il meglio in fatto di promozione, marketing, ma soprattutto informazioni, assistenza e servizi.

E infatti: la manifestazione ha il suo bravo sito web, con tutte le informazioni utili, la possibilità di accreditarsi on-line, piccoli video di presentazione con interviste a vari soggetti, e… il catalogo completo degli espositori, interrogabile per nome, per categoria, per sottocategoria…!

Grato all’ente fieristico, ti lanci senza indugio nella tua esplorazione, già pregustando una giornata in fiera pianificata nei minimi dettagli, con la possibilità di uscirne con un servizio completo, diversificato, esauriente, zeppo di chicche e novità succulente. Tempo un quarto d’ora, e il tuo sogno è già finito, l’entusiasmo sciolto come la calotta polare in tempi di effetto serra: nel catalogo on line non c’è praticamente niente.

Non è colpa di Fiera Milano, tutt’altro: gli organizzatori mettono a disposizione uno strumento potentissimo. Sono gli espositori che non lo usano. E’ a questi ultimi che spetta – giustamente – il compito di metterci dentro contenuti che siano un po’ più avvincenti e stimolanti del semplice indirizzo e ragione sociale: che ne so, l’annuncio di un prodotto innovativo, una presentazione originale, insomma un qualunque stratagemma che attiri l’attenzione, che faccia spiccare la specifica azienda dentro quella massa indistinta, che fornisca un buon motivo per recarsi proprio su quello stand e non sugli altri 1.499…

Invece niente, o quasi. Le aziende che aggiungono contenuti ulteriori rispetto all’anagrafica base inserita dall’ente fieristico sono una percentuale bassissima. Come se non bastasse, tra questi apparenti volonterosi la stragrande maggioranza non fa altro che copiare e incollare quattro righe generiche già presenti nel sito aziendale e nelle brochures a stampa, se addirittura non si limita a riportare l’url del sito aziendale stesso (quando imbroccano i campi giusti: sai quanti www ho trovato alla voce “indirizzo email” e viceversa?). Se poi, superando la stizza e sbuffando d’impazienza, provi a cliccare sulla predetta url (a proposito: è femminile o maschile?), facile che ti trovi davanti al saggio accademico di qualche virtuoso della computer grafikendanimescion, che ti fa perdere altre decine di secondi per seguire le evoluzioni di un’introduzione tanto spettacolare quanto inutile. Quando finalmente arrivi alla polpa, o presunta tale, sei talmente incavolato che non ci fai più nemmeno caso, a quello che puoi trovare nel sito.

Si è fatto tardi, l’apertura della fiera incombe, e tutto quello che sei riuscito a sapere è che là dentro ci sono 1.500 aziende che o sono attive dal 19xy oppure operano nel settore yz, tendenzialmente continuano la tradizione del fondatore, certamente sono leader del settore e si può star certi che “offrono soluzioni integrate in un’ottica di contenimento dei costi salvaguardando nel contempo l’assoluta qualità delle materie prime e del prodotto finito”. Quando poi metti piede nei mitici padiglioni… “ehm… mi spiace adesso non c’è nessuno che possa darle le informazioni che chiede, se mi lascia un suo biglietto da visita la facciamo contattare nei prossimi giorni”.

Poi si lamentano che parli sempre dei soliti due o tre…

Mirna Pacchetti

Ethos, logos e pathos

Come alcuni hanno affermato, la retorica ben si sposa con le tecniche di vendita, che ha tre ingredienti principali: ethos, logos e pathos.

Il venditore deve innanzitutto dimostrare ethos, ovvero deve far percepire e dimostrare la propria competenza. Per fare ciò egli deve poi comunicare in modo chiaro e completo, argomentare le proprie motivazioni e rispondere in modo esaustivo alle obiezioni (logos).

Infine c’è una qualità su tutte che un venditore deve avere: pathos. Deve saper colpire l’attenzione ed emozionare, se egli crede in quello che fa ed è convinto che ciò che vende sia un buon prodotto lo si percepisce e le persone sono portate a condividere il suo entusiasmo.

Un buon venditore non è quindi solo dotato di competenza e capacità di argomentazione, ma è anche convinto che il prodotto/servizio che vende sia valido.

Paradossalmente il bravo venditore sarebbe il primo acquirente del proprio prodotto.

Cosa ne pensate?

fradefra

SEO Birra il 28 maggio 2009

Se siete appassionati o interessati o professionisti del settore SEO (Search Engine Optimization), quest’evento non potete perdervelo.

Il 28 maggio 2008 a Milano si terrà la seconda edizione della (o del) SEO Birra, organizzata da Enrico Altavilla, conosciuto sul web italiano come Low, figura di riferimento del Posizionamento sui Motori di ricerca. Continue Reading »