Archive for Giugno, 2009

Mirna Pacchetti

Reagire in tempo di crisi

Il 17 giugno ho partecipato all’evento “La pubblicità è servita“, nel quale c’è stato un lungo ed interessante intervento di Philip Kotler che, da buon guru del marketing, ha saputo fornire spunti interessanti in questo periodo di crisi.
Tutto il suo discorso può partire da un concetto chiave, da lui espresso in tre semplici parole: don’t do nothing, non restate immobili aspettando che la crisi passi, bensì siate proattivi.

Kotler ha evidenziato come un periodo di crisi significhi non solo pericolo, ma anche opportunità e questa dicotomia è al contempo palese ed inquietante. Banalmente: se non capiamo come gestire questo momento difficile rischiamo di soccombere.
A soffrirne di più sono le aziende di successo, in quanto molto spesso tendono a cogiolarsi sui risultati ottenuti, nella convinzione di poter fare qualsiasi cosa e non considerando i problemi che si presentano, in quanto si ritengono superiori ad essi.
Ma il guru del marketing fa notare come questa “turbolenza” diventerà la nuova normalità, perchè i tempi cambiano, perchè al giorno d’oggi le innovazioni tecnologiche e dei consumi portano ad un proliferare di mezzi e occasioni di contatto con il consumatore, mai avute prima.
Il cambiamento è quindi la normalità in un mondo dinamico e le aziende che decidono di non acquisire i giusti strumenti e attivare determinati processi interni, non riusciranno a gestire questa turbolenza.

Kotler ha citato un antico proverbio cinese: in tempi di tempesta alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.
Chi costruisce mulini a vento non solo si prepara alla tempesta, ma riesce a sfruttarne le potenzialità. E voi? avete iniziato a costruire il vostro mulino a vento?

Mattia Rossi

I social network all’esame di maturità

Agli esami di maturità, o qualunque altro accidenti di nome abbiano, quest’anno si parla molto di internet. Per la prima prova scritta, la ”tipologia B” (cioè “redazione di un “saggio breve” o di un ”articolo di giornale” “) prevede quattro “ambiti”: Socio-Economico, Tecnico-Scientifico, Artistico-Letterario, Storico-Politico.

La traccia dell’ambito “Tecnico-Scientifico” parla dei social network: una serie di citazioni che più antropologiche e umanistiche non si può, tanto che ci troviamo, tra gli altri, gente come Goleman e Castells, che non sono esattamente fisici nucleari o ingegneri aerospaziali… E infatti: “una rivoluzione non nasce dall’introduzione di una nuova tecnologia, ma dalla conseguente adozione di nuovi comportamenti” (Goleman). Insomma: uno legge la traccia e alla fine si chiede: “che accidenti c’entra tutto questo con l’ambito tecnico scientifico?”.

Il quadro dei social network che ne emerge è condivisibile, ed è anche condivisibile l’inserimento di questi stimoli tra le tracce d’esame. E’ l’etichetta che gli è stata data che non mi torna del tutto. Chi ha battezzato questa traccia con la categoria della tecnica è a) un analfabeta digitale raccomandato, b) un impunito smanettone che crede nell’onnipotenza invadente della tecnologia senz’anima, c) un illuminato capace di andare oltre all’accademica dicotomia scienza/umanesimo?

Questo mio post ha senso, o è un ammuffito residuato del secolo scorso?

h.ogliari

Acquistiamo un prodotto o la sua storia?

Cos’hanno in comune la campagna elettorale di Obama e la pubblicità della Nutella?
Lo storytelling.
Lo storytelling è molto di più che raccontare storie. E’ ormai una disciplina organizzativa che diventa uno strumento indispensabile con cui essere ascoltati e scelti”. Lo dice Andrea Fontana, esperto di sistemi di formazione manageriale, sviluppo organizzativo e comunicazione d’impresa, docente presso l’Università degli studi di Milano Bicocca e di Pavia.
Andrea Fontana ha recentemente pubblicato il Manuale di storytelling edito da Etas.
Il libro ilustra le diverse applicazioni aziendali dello storytelling per affermare identità e vision, gestire la comunicazione interna ed esterna, formare e sviluppare il personale, potenziare il design di prodotto, la pubblicità e l’esperienza del cliente.
Nel manuale di storytelling si trovano anche alcune illustri case history come Vodafone, Autostrade, Costa Crociere, Zambon Group e Schneider Electric.
In questa intervista Andrea Fontana anticipa alcuni contenuti del suo libro e spiega come le storie possano essere un efficace strumento di marketing relazionale ed esperienziale.

Mirna Pacchetti

Date parola ai risultati

Quando fate un’azione di marketing calcolate i ritorni avuti?
Ve lo domando perchè molto spesso chi fa marketing dimentica un aspetto molto importante: un’azione di marketing (qualunque essa sia) deve essere fatta con la consapevolezza che debba portare ad ottenere i risultati attesi. Se ciò non avviene l’azione non ha avuto successo e per il futuro conviene cambiare direzione.
Pare un’ovvietà ma ben poche aziende pianificano le azioni di marketing dopo aver fissato degli obiettivi ed aver deciso come monitorare il ritorno sugli investimenti e se questo non viene fatto il marketing si trasforma da investimento a costo puro.
Come avevo già accennato in un altro post (A cosa serve il marketing?) il marketing è l’insieme ragionato e pianificato di azioni che un’azienda intraprende per ottenere risultati concreti: incremento delle vendite, maggiore conoscenza del marchio (con conseguente aumento delle quote di mercato) e fidelizzazione del parco clienti acquisito.
Solo verificando (anche in corso d’opera) l’andamento delle azioni pianificate è possibile capire come meglio investire per il futuro.
Perchè il marketing, se ben fatto, è un investimento, in caso contrario e come la parcella di un dentista: fa male ed è troppo costosa.

g.caradonna

Colloquio Steve Works

Ho avuto modo di vedere questo video che gira da un po’ di tempo su internet e devo dire che l’ho trovato semplicemente fantastico. Fantastica la trama, fantastica l’interpretazione e fantastico come sia tristemente vero. Di gente che vende fumo ( e non intendo quello che state pensando voi ) ce ne è veramente tanta. Il fatto è che nel mondo di oggi, chi pensa che basti apparire per essere si trova sul binario sbagliato. Sia che si voglia vendere un prodotto, che come in questo caso se stessi, magari cercando di usare quel self branding di cui l’amica e coblogger Helga Ogliari è una strenua sostenitrice, è fondamentale che ci sia coerenza fra quello che si dice e quello che si è. Per quanto uno possa essere un bravo giocatore il bluff prima o poi viene visto e a quel punto si rischia davvero di restare in mutande. Considerato che a questo punto immagino abbiate già visto il filmato,  chiudo così come chiudeva un grande personaggio dello spettacolo, dicendo: meditate gente meditate

Ok, sapete che presto terremo un corso di Web Marketing aziendale su Facebook, però un consiglio, nel frattempo, ve lo giro gratis e vi prego di prenderlo in considerazione, perché è importante (anche se gratuito).

Su Facebook la gente non va per lavorare, non va per essere tampinata da forme promozionali, non va per far conoscenza con aziende, servizi e prodotti. Ci va perché vuole contatti con persone.

Che vuol dire? Che non c’è cosa peggiore che possiate fare alla vostra azienda, che andare a chiedere amicizia a destra e manca con un account dal nome aziendale. I più, al solo ricevere una richiesta proveniente dal “Ristorante tal dei tali” o da “Rossetti & C. S.p.A”, ignora senza neppure andare a vedere. Continue Reading »