“Chiamalo clan, rete, tribù, famiglia.
Comunque lo chiami, chiunque tu sia,ne hai bisogno d’uno”
Jane Howard
Perché Adico?
L’idea di questo post mi è venuta quando in home ho letto il titolo della news “perché aderire ad Adico?”
Quando lavoravo in azienda non ho mai pensato di iscrivermi ad un’associazione.
L’ho fatto quando ho deciso di fare impresa.
La mia provenienza dal settore marketing mi ha portato quasi naturalmente a scegliere tra le tante associazioni proprio Adico e poi confesso che la grafica accattivante del sito un pò ha influito.
Ora che sono socia da due anni la mia risposta si è arricchita di motivazioni. Grazie ad Adico ho avuto la possibilità di aggiornare le mie conoscenze, partecipando agli eventi ed ai momenti di confronto come quello tenutosi recentemente o anche scambiando quattro chiacchiere con Michele Cimino ed altri soci.
Ho trovato qualche cliente, un business partner e anche degli amici come Mirna Pacchetti, Gianfranco Caradonna e Mattia Rossi con cui condivido il ruolo di adicoblogger.
In realtà credo che far parte di Adico non sia utile solo per un consulente, bensì per un manager o chi aspira ad essere tale. Purtroppo noto che spesso i manager ricorrono ad associazioni come questa solo quando sono alla disperata ricerca di collocazione dopo un incidente professionale.
Certo il tempo a disposizione è sempre poco per partecipare agli incontri dell’associazione, figuriamoci per dare il proprio contributo anche solo con un commento o un post per il blog. Eppure ho sperimentato che condivere le proprie esperienze e competenze può essere un invesimento per la propria crescita professionale.
E voi che risposta date o vorreste dare (cosa vorreste in più) alla domanda: “perché Adico?”
E’ questo il titolo del dibattito gratuito organizzato da ADICO in data lunedi’ 13 luglio 2009 alle ore 18:15 (per maggiori informazioni clicca qui).
ADICO, con il contributo di Giuliano Noci, Riccardo Garosci, Monica Boni e Michele Cimino, vuole mettere in evidenza i temi e i problemi che il management deve risolvere per creare un futuro alle Aziende e ai propri collaboratori.
L’obiettivo è quello di produrre un decalogo delle operazioni strategiche da segnalare al mercato, alle imprese e al management per vincere la crisi.
Ma a vostro avviso cosa può fare un manager per se stesso e per la propria azienda al fine di uscire indenne da questo periodo di recessione?
Si sa, ai geni non si comanda. E allora, hai voglia a propugnare l’innovazione, l’ultima frontiera della comunicazione, le fantasmagoriche possibilità offerte dalla Rete, dalle reti, dal silicio e dalle celle dei cellulari (non puoi nemmeno più chiamarli “telefoni”: al massimo “devices”): ogni tanto il mio dna bergamasco (di montagna) rialza la testa, e mi spedisce in giro per le sinapsi una sana dose di scettico disincanto. E mi domanda (traduco dal dialetto per i non orobici): “che cosa c’è di vero, di effettivo, di realmente attuato, dietro tutto ‘sto gran parlare di nuove tecnologie per la comunicazione?”. Anche perché, dice lui non senza una qualche ragione, sarà un quarto di secolo che certi strumenti sono sulla piazza: e ancora li chiamiamo “nuove tecnologie”? Finché li chiamiamo “nuovi”, significa che non li abbiamo ancora levati dalla scatola…
Così, una mattina che mi sveglio in modalità rompiscatole decido di sentire che cosa ne pensa Stefano Saladino: uno che, in compagnia di opportuni complici, ha dato vita a un certo progetto chiamato 8com, con l’intenzione di non creare l’ennesima agenzia di comunicazione figlia degli appassiti anni ‘80, bensì una delle prime agenzie degli anni Duemila.
Dico bene, Stefano?
Nel risponderti parto dal fondo. 8com è un progetto in chiusura! Sai com’è… la crisi, i clienti che non comprendono, il mercato concorrenziale, le difficoltà di reperire risorse valide, etc. etc. ci han fatto ripensare al progetto 8com…. Sorpreso?
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