Mar 11th, 2009
Web Marketing, cioè l’improvvisazione online
Ormai tutte le statistiche concordano, 10 milioni di Italiani scelgono online i prodotti di proprio interesse, anche se l’acquisto poi quasi sempre lo fanno offline. Questo è vero tanto per il B2C, quanto per il B2B. Quanto meno, online si effettua una prima selezione. Ciò è vero per un finanziamento, per l’automobile, per un software di CRM, per l’albergo, per le scarpe da ginnastica e persino per le stilografiche.
Ormai, in sostanza, nessuna azienda italiana dovrebbe pensare di non avere relazioni con Internet, perché i fatti lo smentiscono e non avere visibilità online significa perdersi opportunità significative.
Nonostante ciò, l’improvvisazione è disarmante.
Continuamente mi trovo ad operare come consulente in realtà di grande preparazione offline, che poi online ritengono di aver fatto quando necessario facendo realizzare un sito di quattro pagine al cugino del Direttore, che frequenta una scuola ad indirizzo informatico. Siti che a volte sarebbe meglio non esistessero, per quanto discredito danno all’immagine aziendale.
Potrei annoiarvi con decine di esempi, ma credo che basti semplicemente navigare in rete, visitando i siti di aziende grandi e piccole che si conoscono e stimano per le attività che conducono offline. Online, poi, tutto è sotto tono e spesso disastroso.
Torno all’improvvisazione, perché spesso il problema è proprio questo. Si spendono migliaia di euro per la grafica integrata di logo, carta, insegne, buste e persino arredi, poi per il sito 500 euro sono troppe per un grafico web e spesso si lascia ad uno sviluppatore la responsabilità di partorire un layout. Non entriamo poi nel merito della realizzazione vera e propria. Spendere centomila euro per un negozio è normale, un sito di commercio elettronico, controparte online del negozio, non deve costare più di qualche centinaio di euro.
Che dire dei testi? Chi li pensa e scrive? Ho visto di tutto, compresi siti i cui contenuti erano pensati ed inseriti dai sviluppatori, con risultati da nascondersi per la vergogna.
Improvvisazione, inoltre, significa avviare un progetto senza rendersi conto che Internet è un mercato e come tutti i mercati andrebbe affrontato con le usuali fasi che il marketing prevede: identificazione dell’obiettivo strategico e di quello operativo; analisi delle potenzialità e dei concorrenti; taratura degli obiettivi; identificazione dei mezzi, della comunicazione, delle azioni principali; studio di parametri di misurazione. Invece? Beh, lasciamo perdere, spesso è tanto se si è arrivati alla decisione di esserci, su Internet, figurarsi avere un progetto di studio.
Mi ricordo di una mia allieva, imprenditrice proprietaria di un commercio elettronico, che dopo un anno senza vendite, alla fine di un corso sull’ecommerce, mi disse: “Frà, se avessi saputo che commercio elettronico implicava tutto ciò che ci hai spiegato, non mi ci sarei mai avventurata“. Frase triste, ma esplicativa.
Così come triste è stato vedere, poche settimane fa, una azienda che stimo moltissimo aprire un account su Facebook, chiedere amicizia a mezza Italia e poi cominciare ad inviare messaggi promozionali a destra e sinistra. Non in mala fede, ma semplicemente perché probabilmente ritiene che una comunità online si approcci come una mailing list. Ancora una volta, improvvisazione, cioè avvio di attività senza un minimo di studio iniziale.
Caro Fra,
quanto tu scrivi rappresenta molto bene la realtà ma ciò che più colpisce, e che tu hai di fatto solo accennato, è la differenza tra i comportamenti delle persone quando si muovono da potenziali cquirenti o da potenziali fornitori.
Semplifico all’estremo: quando si organizza un viaggio personale di piacere (tipicamente vacanza) si gioca spesso e a lungo con le varie possibilità offerte dal WEB (compagnie aeree, trenitalia, lastminute.com, expedia, centri di prenotazione telematica degli hotel, ecc..) prima di provvedere alle prenotazioni.
Quando si organizza un viaggio di lavoro, le cose non cambiano di molto: è la segretaria che deve provvedere a fare le ricerche via WEB. C’è, però, un’aggravante: non abbiamo temo da perdere e vogliamo le risposte subito per cui la qualità e la velocità del sito o portale dei potenziali fornitori è uno degli elementi determinanti per la nostra soddisfazione.
Credo che questo esempio sia sufficiente per “tirare la conclusione”: poichè i siti cui ci siamo riferito sono estremamente ben progettati e realizzati (altrimenti non servirebbero per fare il business), basterebbe che i manger si immaginassero per un attimo dall’altra parte della barricata e provassero a “fare un giro” con occhio critico nel proprio sito per comprendere quanto poco senso abbia investire nel WEB impovvisando e non ricorrendo ad una pianificazione preventiva.
Forse il vecchio adagio “chi più spende meno spende” dovrebbe essere solamente modificato in “chi più spende prima (per progettare) meno spende (e più guadagna) dopo”.
Ciao
Eugenio Casucci
Certo, Eugenio, ottima considerazione
Scrivo di web marketing sul blog di ADICO…
Da un paio di settimane ho iniziato a scrivere di Web Marketing sul nuovo blog che ADICO ha creato, per trattare i temi del Marketing, delle Vendite e della Comunicazione….
Dal punto di vista di un tuo collega che si occupa - saltuariamente - di singoli progetti “elitari” di web marketing (io
ti dico che… se un’azienda non ha la cultura di comprendere quanto Internet sia importante… beh.. può semplicemente aspettare e “perdere il treno” che, secondo la mia opinione, ripasserà.
Inutile voler “affrettare” i tempi: la base culturale necessaria per comprendere le dinamiche legate ad Internet come mercato ed opportunità non si crea dal nulla, secondo me, va maturata.
Fai bene tu a fare formazione in questo senso!
Ciao francesco, è un piacere poterti leggere su questo blog. Da web writer concordo in pieno sul paradosso che vede le spese per la gestione dei contenuti ridotte al lumicino perchè “tanto li può scrivere la mia segretaria” oppure “basta copiare dalla brochure aziendale no?”.
Eppure sul web si fruisce di contenuti e non solo di immagini e i contenuti sono uno dei fattori determinanti che mi fanno prendere il prodotto A invece di quello B. Quanto dice Eugenio è perfetto in questo senso, bisognerebbe portare l’imprenditore a girare nel proprio sito con un pelo di consapevolezza per rendersi conto di certi buchi incredibili.
E come ha detto giustamente Matteo, è meglio non fare piuttosto che fare male. Proprio come nell’esempio Facebook che hai citato. Perchè un’azienda dovrebbe mettersi su Facebook? Se è solo per mandare la stessa pubblicità che invia su altri canali allora forse è meglio non si faccia viva in un luogo deputato alle persone, alle loro passioni e alla conversazione
Ciao Davide e Marco

Speriamo che piano piano la situazione migliori. Per fortuna, in mezzo a tanti che improvvisano, ne vedo anche altri che studiano e si preparano