Gen 19th, 2009
Quanti manager saranno licenziati nei prossimi sei mesi?
Il blog ADICO è una realtà e sono gia arrivati i primi commenti al mio messaggio.
Voglio riprendere i temi trattati per indirizzarne meglio la discussione che deve essere finalizzata a definire meglio il nostro ruolo di manager.
Primo punto che voglio affrontare è quello relativo allo stato di crisi di cui ne parliamo tutti.
Mi sono posto una domanda che vi giro: quanti manager di vendita, marketing e comunicazione perderanno nei primi sei mesi del 2009 il posto di lavoro e con quale motivazione?
Come pensano di affrontare questa situazione?
La definizione classica che si è usata in queste situazioni è di posizionarsi come “ consulente “ .
Non credo sarà sufficiente questa volta a garantire un nuovo posizionamento soddisfacente.
Ognuno di noi dovrà fare di più : ADICO intende essere vicina agli associati che potrebbero trovarsi in questa situazione .
Come?
Io credo che parlarne insieme in un ambiente amichevole quale è quello di ADICO può dare all’interessato degli spunti di riflessione su che cosa fare. Vogliamo restare in quest’ambito per non occuparci di cose che non ci competono: vogliamo offrire l’occasione per un dialogo dove mettere a disposizione dell’interlocutore la nostra esperienza e fare sentire la potenzialità della nostra associazione in termini di supporto concreto.
Caro Presidente,
in merito al tema da te proposto, devo dire che mi sono rimaste impresse le parole che il nostro consocio e amico Anfossi disse durante un incontro organizzato proprio da Adico diversi anni fa su cosa andrebbe fatto per non trovarsi spiazzati in casi di perdita del posto di lavoro. Vittorio pose l’accento su un difetto molto comune fra i manager italiani, ovvero quello di non dare importanza ai rapporti interpersonali, alle relazioni sociali, a costruirsi un network di conoscenze perchè troppo focalizzati sul lavoro, network che invece diventa indisensabile quando si deve cercare un nuovo lavoro. Ecco io credo che Adico in questo senso molto fa ma credo che potrebbe fare anche di più, organizzando possibilità di incontri non solo “reali” ma anche virtuali, ovvero sul web e aiutando a diffondere questo tipo di cultura. Forse varrebbe anche la pena, sempre che l’amico Anfossi sia disponibile a riproporre quell’incontro che già allora ebbe molto successo e che oggi forse ne avrebbe ancora di più
Aggiungo che sono molto più importanti oggi rispetto a qualche anno fa le relazioni sociali e la capacità di ascolto di un manager, ma in generale di tutti, in quanto internet ha comunque modificato i comportamenti relazionali. Pensiamo analogicamente come ha riacquistato valore anche un semplice biglietto di auguri scritto a mano rispetto ad una e-mail. Di certo chi ha saputo mantenere vivi nel tempo tali rapporti oggi è più avvantaggiato.
Credo che sia innanzitutto importante chiedersi perché un manager viene licenziato.
Vorrei riportarvi i risultati di un’indagine forse un pò datata (luglio 2005) ma in sostanza sempre attuale.
E’ apparsa su Business Week in un articolo dal titolo “Why the boss really had to say goodbye”
Alla domanda: “perché hai perso il lavoro?” 1087 dirigenti hanno risposto così.
il 31% non ha saputo gestire il cambiamento,
il 28% ha ignorato il “cliente”,
il 27% non ha migliorato le performance
il 23% ha negato o rifiutato di riconoscere la realtà emergente.
Da queste risposte si può già trarre qualche insegnamento utile, tra cui c’è sicuramente quello già citato da chi mi ha preceduto, ovvero curare le relazioni.
I dati di Olga Ogliari possono essere applicati pari…pari anche a parecchi imprenditori che sono spesso l’origine primaria per l’impossibilità di adeguarsi allo scenario che cambia.
Ed è questa la parte di più difficile per i manager: cogliere per tempo i segnali del cambiamento e agire rapidamente.
Quanti nel 1994 avevano capito che Internet avrebbe sconvolto certi paradigmi?
E quanti s’interrogano su com’è fatto il consumatore di oggi?
Quanti Marketing Manager seguono eventi estranei al loro settore per capire che cosa accade fuori del proprio orticello dove magari ci sono occasione nuove di business mai immaginate?
La cura alle scarse vendite è molto spesso aggredire settori del tutto nuovi dove si possono “riciclare”, magari con un grosso valore aggiunto, le proprie competenze.
Bisogna fare come i surfisti e andare sulle onde e non aspettare che le onde sconvolgano la solita quieta spiaggetta.
Caro Presidente, innanzitutto complimenti a te ed a tutti i collaboratori per il nuovo sito: lo trovo più ricco di contenuti, con un look molto professionale ed immediato nella navigazione.
Interessante anche il tema proposto per il dibattito, ormai da qualche anno all’ordine del giorno in quasi tutti i settori.
Devo dire che i dati di Business Week sono sicuramente interessanti, ma che dire delle ristrutturazioni, delle fusioni e degli altri motivi che a volte poco hanno a vedere con la professionalità e la capacità del manager stesso ?
Sposo in pieno la tesi di Caradonna, sopratutto quando dice che i manager sono “troppo focalizzati sul lavoro”: è proprio vero, il vortice delle attività ci assorbe così tanto che spesso perdiamo di vista opportunità e amicizie.
Anche se credo che questa difficile situazione economica stia modificando in meglio qualche cattiva abitudine che si stava consolidando e che nei prossimi mesi riusciremo a lavorare, in un mercato in ripresa, con un pizzico di sereno distacco in più.
@Andrea
Il tema della focalizzazione sul lavoro dei manager è un tema così importante che penso di organizzare un confronto in associazione al più presto.
Complimenti all’Associazione per tutte le iniziative che stà lanciando.
Qualche riflessione sulla crisi e come superarla e, perchè no, trarne beneficio:
Rinnovamento, inventiva, fantasia ecc., certo sarebbe meraviglioso riuscire a farlo purchè esistano, in presenza di dimuinuite capacità di spesa, mercati su cui piazzare l’ennesimo prodotto, servizio o soluzione fantasiosi ed innovativi.
Ma o le imprese sono condotte da imbesuiti cercopitechi, e raramente può essere questo il caso, ed allora non si capisce da dove dovrebbero derivare queste improvvise botte di volontà e capacità di rinnovamento, oppure inventiva, fantasia e continua ricerca del nuovo fanno già parte delle attività del giorno per giorno di manager e proprietà che difficilmente potranno generare più rinnovamento di quanto ne stiano abitualmente portando sul mercato.
E se invece consolidassimo quello che abbiamo in azienda?
Se la smettessimo di avere una rivoluzionaria idea di business alla settimana, portata avanti in concreto per tre giorni dal 2% dei collaboratori e facessimo un’analisi puntuale, ed aggiungo cattiva, delle cose che sappiamo fare in azienda?
Se decidessimo di smettere di dedicare risorse a pioggia a mille rivoli di business virtuale?
Se definissimo qual’è la sequenza di attività più produttiva per vendere ciò che sappiamo fare e concentrassimo le risorse di vendita a seguire il processo che abbiamo validato?
Se avessimo nell’attività commerciale meno artisti e più professionisti determinati?
Può essere che concentrandosi su tutti od alcuni di questi interrogativi, cercando le risposte più adatte alle diverse realtà, l’alta direzione e/o proprietà prendano decisioni più informate sulla sorte di risorse umane, manager e collaboratori?
Può darsi che “apparire” meno in tanti mercati, di cui rappresentiamo fette insignificanti, ci permetta di “essere” più efficaci dove le nostre capacità sono più consolidate?
Vorrei che fosse chiaro che non stò sostenendo di fermare progresso ed innovazione ma credo che sia tuttavia necessario dare uno stop all’improvvisazione. Più teatro d’autore e meno commedia dell’arte.
Complimenti all’Associazione per tutte le iniziative che stà lanciando.
Qualche riflessione sulla crisi e come superarla e, perchè no, trarne beneficio:
Rinnovamento, inventiva, fantasia ecc., certo sarebbe meraviglioso riuscire a farlo purchè esistano, in presenza di dimuinuite capacità di spesa, mercati su cui piazzare l’ennesimo prodotto, servizio o soluzione fantasiosi ed innovativi.
Ma o le imprese sono condotte da imbesuiti cercopitechi, e raramente può essere questo il caso, ed allora non si capisce da dove dovrebbero derivare queste improvvise botte di volontà e capacità di rinnovamento, oppure inventiva, fantasia e continua ricerca del nuovo fanno già parte delle attività del giorno per giorno di manager e proprietà che difficilmente potranno generare più rinnovamento di quanto ne stiano abitualmente portando sul mercato.
E se invece consolidassimo quello che abbiamo in azienda?
Se la smettessimo di avere una rivoluzionaria idea di business alla settimana, portata avanti in concreto per tre giorni dal 2% dei collaboratori e facessimo un’analisi puntuale, ed aggiungo cattiva, delle cose che sappiamo fare in azienda?
Se decidessimo di smettere di dedicare risorse a pioggia a mille rivoli di business virtuale?
Se definissimo qual’è la sequenza di attività più produttiva per vendere ciò che sappiamo fare e concentrassimo le risorse di vendita a seguire il processo che abbiamo validato?
Se avessimo nell’attività commerciale meno artisti e più professionisti determinati?
Può essere che concentrandosi su tutti od alcuni di questi interrogativi, cercando le risposte più adatte alle diverse realtà, l’alta direzione e/o proprietà prendano decisioni più informate sulla sorte di risorse umane, manager e collaboratori?
Può darsi che “apparire” meno in tanti mercati, di cui rappresentiamo fette insignificanti, ci permetta di “essere” più efficaci dove le nostre capacità sono più consolidate?
Vorrei che fosse chiaro che non stò sostenendo di fermare progresso ed innovazione ma credo che sia tuttavia necessario dare
Trovo l’intervento di Gianni Sironi preciso e puntale. Troppo spesso vi è la tendenza a guardare fuori e a fare delle liste della “spesa” sconsiderate ed emozionali. Guardare dentro le nostre aziende è, a parer mio, il primo passo. Ad esempio, in Efit iniziamo dalla settimana prossima un bel lavoro di gruppo volto alla crescita del brand che, nel mio caso, è ancora molto giovane (il gruppo si chiama scherzosamente “brand…olando nel buio”..). E lo faccio con le forze a dipsosizione mettendo a frutto le personalità dei dipendenti e dei collaboratori che ci sono. Certo personalmente ho una preparazione per far questo e quindi ho un pò un ruolo di master nel gruppo, però sarebbe stato sicuramente più facile, ed economicamente costoso, affidarsi magari ad una agenzia… Tutto ciò aiuta l’azienda a crescere.
Buongiorno a tutti,
a mio avviso il vero problema di molti manager italiani è la costante resistenza al cambiamento.
Troppo spesso denoto la tendenza a “coltivare il proprio orticello”, nella convinzione che il vivi e lascia vivere sia il modo migliore di andare avanti.
A volte i manager hanno paura di non saper gestire il cambiamento e preferiscono non correre il rischio di modificare qualcosa che fino ad oggi ha sempre funzionato. Ma i tempi cambiano ed il mercato di evolve giorno per giorno, non anticipare (o almeno seguire) questi inevitabili cambiamenti significa perdere delle opportunità e a volte anche il posto di lavoro. Perchè un’azienda che non si evolve è destinata a scomparire dal mercato e se i suoi manager non sono in grado di gestire il cambiamento è facile prevederne il futuro.
Gestire un’azienda è come coltivare una pianta: se un ramo si secca va tagliato, anche se nel passato ha prodotto i fiori più belli.
“Paura Liquida” anche nel management? Penso proprio che il pensiero del sociologo Zygmunt Bauman si possa ritenere estremamente attuale anche per la realtà manageriale e imprenditoriale, se vediamo i dati dei licenziamenti e di disoccupazione crescente che si leggono tutti i giorni sui media.
Per Bauman “Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla”.
Come liberarsi della paura? Forse la ricetta è un giusto mix tra “Network personale” e “Competenze personali”, entrambi da coltivare e implementare giorno per giorno. Attraverso formazione e momenti di aggregazione sociale, ovvero occasioni per ampiare i propri orizzonti (es. partecipando alle interessanti attività di Adico).
In merito al proprio Network di contatti, pensonalmente sono propenso ad un “Brick & Click” delle relazioni, ricercando la multicanalità anche nei rapporti che contano. E quindi sia attraverso i social networking (linkedin, facebook, ecc.) sia attraverso il biglietto di auguri, personalizzato, rigorosamente scritto a mano con una bella penna stilografica.
[...] Quanti manager saranno licenziati nei prossimi sei mesi? Con questa domanda a gennaio si è aperto il blog Adico. In questi mesi mi è accaduto di incontrare professionisti che si occupano di executive search ed ho appreso che tra le figure più a rischio ci sono coloro che si occupano di marketing. Già, perché oggi l’imperativo è solo questo: vendere! Ma come? Possibile? Proprio coloro che in teoria possiedono maggiori strumenti per gestire al meglio la propria carriera hanno maggiori difficoltà? Così è nata l’idea di Neverfired! Cos’è Neverfired? In primo luogo un ebook realizzato in collaborazione con Nel segno dell’8 . Un ebook che si sfoglia online, da leggere, da guardare, ma anche da ascoltare con risorse, spunti per la lettura e la navigazione. Neverfired è una sorta di manuale di sopravvivenza per manager che nasce dall’applicazione delle teorie del marketing alla gestione della carriera. Roba per manager egoisti? Non credo! Credo piuttosto che questo manuale possa avere benefici anche per l’azienda. In fondo, come dice Tom Peters ciascuno di noi è una piccola azienda anche quando opera in un’azienda più grande. Ma non è finita qui. Dall’ebook è poi nata l’idea di un corso che si terrà il 20 ottobre e in cui ho invitato anche un professionista che proviene dal settore HR e che ci parlerà delle tendenze del mercato del lavoro nel settore Marketing & sales. E per chi non vuole “comprare a scatola chiusa” il 14 ottobre ci sarà un assaggio online, quello che noi di Formyou chiamiamo Spuntino formativo. [...]
Speriamo il giusto numero per rendere il tessuto italiano più professionale meritocratico e competitivo; per gli imprenditori speriamo provveda un po’ più di coaggio dei nostri competitor occidentali, quelli orientali hanno meno complessi.
Cordialmente,
Marco Ottenga
Concordo pienamente con te: questo messaggio mi auguro serva a stimolare i manager che sono ancora in azienda ad affrontare una concreta azione diaggiornamento, di formazione e di riposizionamento e di creazione di nuovo valore personale. Per quelli che sono in uscita ad affrontare con determinazione la nuova situazione per individuare nuove vie e nuove vocazioni. Per gli imprenditori un caldo invito a guardare non solo i problemi finanziari ma soprattutto quelli di mercato ( ormai globale ) e di innovazione.
Mi auguro poi che tu decida di passare da ” registrato ” a ” socio ” per il 2010 che sarà un anno di grande confronto manageriale.
Ti ringrazio e ti saluto cordialmente
Michele Cimino