Mattia Rossi

Professioni e impresa nella nuova economia

E’ uscito da qualche giorno il volume edito da Franco Angeli Le professioni per l’impresa: caratteri distintivi, fattori di successo e testimonianze, coordinato da Claudio Antonelli con la prefazione di Enrico Sassoon e contributi di riflessioni e testimonianze da parte di: Roberto Bellini, Angelo Deiana, Bruno Lodi, Giovanbattista Marini, Sergio Meacci, Carlo Notari, Walter Giorgio Scott, Gian Luigi Vecchi. E’ possibile acquistarlo in libreria oppure via web qui sia in formato cartaceo che in formato ebook.

Di questo volume si parlerà in una serie di appuntamenti, tra cui quello promosso dal Gruppo Terziario Avanzato di Confidustria Udine, fissato per martedì 22 settembre ore 16.30 a Palazzo Torriani. In calendario anche una presentazione il 25 settembre presso l’Unione del Commercio di Milano e un’altra il 17 novembre a Roma, presso il CNEL.

Ma di che cosa si tratta esattamente?

Il mondo delle professioni è importante per l’economia di oggi. Il lavoro intellettuale è un fattore competitivo e probabilmente diventerà l’elemento decisivo del prossimo futuro, sia con la professioni esterne, che con quelle interne all’impresa.

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h.ogliari

Perché Adico?

“Chiamalo clan, rete, tribù, famiglia.
Comunque lo chiami, chiunque tu sia,ne hai bisogno d’uno”

Jane Howard

Perché Adico?
L’idea di questo post mi è venuta quando in home ho letto il titolo della news “perché aderire ad Adico?”
Quando lavoravo in azienda non ho mai pensato di iscrivermi ad un’associazione.
L’ho fatto quando ho deciso di fare impresa.
La mia provenienza dal settore marketing mi ha portato quasi naturalmente a scegliere tra le tante associazioni proprio Adico e poi confesso che la grafica accattivante del sito un pò ha influito.
Ora che sono socia da due anni la mia risposta si è arricchita di motivazioni. Grazie ad Adico ho avuto la possibilità di aggiornare le mie conoscenze, partecipando agli eventi ed ai momenti di confronto come quello tenutosi recentemente o anche scambiando quattro chiacchiere con Michele Cimino ed altri soci.  
Ho trovato qualche cliente, un business partner e anche degli amici come Mirna Pacchetti, Gianfranco Caradonna e Mattia Rossi con cui condivido il ruolo di adicoblogger.
In realtà credo che far parte di Adico non sia utile solo per un consulente, bensì per un manager o chi aspira ad essere tale. Purtroppo noto che spesso i manager ricorrono ad associazioni come questa solo quando sono alla disperata ricerca di collocazione dopo un incidente professionale.
Certo il tempo a disposizione è sempre poco per partecipare agli incontri dell’associazione, figuriamoci per dare il proprio contributo anche solo con un commento o un post per il blog.  Eppure ho sperimentato che condivere le proprie esperienze e competenze può essere un invesimento per la propria crescita professionale. 
E voi che risposta date o vorreste dare (cosa vorreste in più) alla domanda:  “perché Adico?”

E’ questo il titolo del dibattito gratuito organizzato da ADICO in data lunedi’ 13 luglio 2009 alle ore 18:15 (per maggiori informazioni clicca qui).
ADICO, con il contributo di Giuliano Noci, Riccardo Garosci, Monica Boni e Michele Cimino, vuole mettere in evidenza i temi e i problemi che il management deve risolvere per creare un futuro alle Aziende e ai propri collaboratori.
L’obiettivo è quello di produrre un decalogo delle operazioni strategiche da segnalare al mercato, alle imprese e al management per vincere la crisi.
Ma a vostro avviso cosa può fare un manager per se stesso e per la propria azienda al fine di uscire indenne da questo periodo di recessione?

Si sa, ai geni non si comanda. E allora, hai voglia a propugnare l’innovazione, l’ultima frontiera della comunicazione, le fantasmagoriche possibilità offerte dalla Rete, dalle reti, dal silicio e dalle celle dei cellulari (non puoi nemmeno più chiamarli “telefoni”: al massimo “devices”): ogni tanto il mio dna bergamasco (di montagna) rialza la testa, e mi spedisce in giro per le sinapsi una sana dose di scettico disincanto. E mi domanda (traduco dal dialetto per i non orobici): “che cosa c’è di vero, di effettivo, di realmente attuato, dietro tutto ‘sto gran parlare di nuove tecnologie per la comunicazione?”. Anche perché, dice lui non senza una qualche ragione, sarà un quarto di secolo che certi strumenti sono sulla piazza: e ancora li chiamiamo “nuove tecnologie”? Finché li chiamiamo “nuovi”, significa che non li abbiamo ancora levati dalla scatola…
Così, una mattina che mi sveglio in modalità rompiscatole decido di sentire che cosa ne pensa Stefano Saladino: uno che, in compagnia di opportuni complici, ha dato vita a un certo progetto chiamato
8com, con l’intenzione di non creare l’ennesima agenzia di comunicazione figlia degli appassiti anni ‘80, bensì una delle prime agenzie degli anni Duemila.

Dico bene, Stefano?
Nel risponderti parto dal fondo. 8com è un progetto in chiusura! Sai com’è… la crisi, i clienti che non comprendono, il mercato concorrenziale, le difficoltà di reperire risorse valide, etc. etc. ci han fatto ripensare al progetto 8com…. Sorpreso?

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Mirna Pacchetti

Reagire in tempo di crisi

Il 17 giugno ho partecipato all’evento “La pubblicità è servita“, nel quale c’è stato un lungo ed interessante intervento di Philip Kotler che, da buon guru del marketing, ha saputo fornire spunti interessanti in questo periodo di crisi.
Tutto il suo discorso può partire da un concetto chiave, da lui espresso in tre semplici parole: don’t do nothing, non restate immobili aspettando che la crisi passi, bensì siate proattivi.

Kotler ha evidenziato come un periodo di crisi significhi non solo pericolo, ma anche opportunità e questa dicotomia è al contempo palese ed inquietante. Banalmente: se non capiamo come gestire questo momento difficile rischiamo di soccombere.
A soffrirne di più sono le aziende di successo, in quanto molto spesso tendono a cogiolarsi sui risultati ottenuti, nella convinzione di poter fare qualsiasi cosa e non considerando i problemi che si presentano, in quanto si ritengono superiori ad essi.
Ma il guru del marketing fa notare come questa “turbolenza” diventerà la nuova normalità, perchè i tempi cambiano, perchè al giorno d’oggi le innovazioni tecnologiche e dei consumi portano ad un proliferare di mezzi e occasioni di contatto con il consumatore, mai avute prima.
Il cambiamento è quindi la normalità in un mondo dinamico e le aziende che decidono di non acquisire i giusti strumenti e attivare determinati processi interni, non riusciranno a gestire questa turbolenza.

Kotler ha citato un antico proverbio cinese: in tempi di tempesta alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.
Chi costruisce mulini a vento non solo si prepara alla tempesta, ma riesce a sfruttarne le potenzialità. E voi? avete iniziato a costruire il vostro mulino a vento?

Mattia Rossi

I social network all’esame di maturità

Agli esami di maturità, o qualunque altro accidenti di nome abbiano, quest’anno si parla molto di internet. Per la prima prova scritta, la ”tipologia B” (cioè “redazione di un “saggio breve” o di un ”articolo di giornale” “) prevede quattro “ambiti”: Socio-Economico, Tecnico-Scientifico, Artistico-Letterario, Storico-Politico.

La traccia dell’ambito “Tecnico-Scientifico” parla dei social network: una serie di citazioni che più antropologiche e umanistiche non si può, tanto che ci troviamo, tra gli altri, gente come Goleman e Castells, che non sono esattamente fisici nucleari o ingegneri aerospaziali… E infatti: “una rivoluzione non nasce dall’introduzione di una nuova tecnologia, ma dalla conseguente adozione di nuovi comportamenti” (Goleman). Insomma: uno legge la traccia e alla fine si chiede: “che accidenti c’entra tutto questo con l’ambito tecnico scientifico?”.

Il quadro dei social network che ne emerge è condivisibile, ed è anche condivisibile l’inserimento di questi stimoli tra le tracce d’esame. E’ l’etichetta che gli è stata data che non mi torna del tutto. Chi ha battezzato questa traccia con la categoria della tecnica è a) un analfabeta digitale raccomandato, b) un impunito smanettone che crede nell’onnipotenza invadente della tecnologia senz’anima, c) un illuminato capace di andare oltre all’accademica dicotomia scienza/umanesimo?

Questo mio post ha senso, o è un ammuffito residuato del secolo scorso?

h.ogliari

Acquistiamo un prodotto o la sua storia?

Cos’hanno in comune la campagna elettorale di Obama e la pubblicità della Nutella?
Lo storytelling.
Lo storytelling è molto di più che raccontare storie. E’ ormai una disciplina organizzativa che diventa uno strumento indispensabile con cui essere ascoltati e scelti”. Lo dice Andrea Fontana, esperto di sistemi di formazione manageriale, sviluppo organizzativo e comunicazione d’impresa, docente presso l’Università degli studi di Milano Bicocca e di Pavia.
Andrea Fontana ha recentemente pubblicato il Manuale di storytelling edito da Etas.
Il libro ilustra le diverse applicazioni aziendali dello storytelling per affermare identità e vision, gestire la comunicazione interna ed esterna, formare e sviluppare il personale, potenziare il design di prodotto, la pubblicità e l’esperienza del cliente.
Nel manuale di storytelling si trovano anche alcune illustri case history come Vodafone, Autostrade, Costa Crociere, Zambon Group e Schneider Electric.
In questa intervista Andrea Fontana anticipa alcuni contenuti del suo libro e spiega come le storie possano essere un efficace strumento di marketing relazionale ed esperienziale.

Mirna Pacchetti

Date parola ai risultati

Quando fate un’azione di marketing calcolate i ritorni avuti?
Ve lo domando perchè molto spesso chi fa marketing dimentica un aspetto molto importante: un’azione di marketing (qualunque essa sia) deve essere fatta con la consapevolezza che debba portare ad ottenere i risultati attesi. Se ciò non avviene l’azione non ha avuto successo e per il futuro conviene cambiare direzione.
Pare un’ovvietà ma ben poche aziende pianificano le azioni di marketing dopo aver fissato degli obiettivi ed aver deciso come monitorare il ritorno sugli investimenti e se questo non viene fatto il marketing si trasforma da investimento a costo puro.
Come avevo già accennato in un altro post (A cosa serve il marketing?) il marketing è l’insieme ragionato e pianificato di azioni che un’azienda intraprende per ottenere risultati concreti: incremento delle vendite, maggiore conoscenza del marchio (con conseguente aumento delle quote di mercato) e fidelizzazione del parco clienti acquisito.
Solo verificando (anche in corso d’opera) l’andamento delle azioni pianificate è possibile capire come meglio investire per il futuro.
Perchè il marketing, se ben fatto, è un investimento, in caso contrario e come la parcella di un dentista: fa male ed è troppo costosa.

g.caradonna

Colloquio Steve Works

Ho avuto modo di vedere questo video che gira da un po’ di tempo su internet e devo dire che l’ho trovato semplicemente fantastico. Fantastica la trama, fantastica l’interpretazione e fantastico come sia tristemente vero. Di gente che vende fumo ( e non intendo quello che state pensando voi ) ce ne è veramente tanta. Il fatto è che nel mondo di oggi, chi pensa che basti apparire per essere si trova sul binario sbagliato. Sia che si voglia vendere un prodotto, che come in questo caso se stessi, magari cercando di usare quel self branding di cui l’amica e coblogger Helga Ogliari è una strenua sostenitrice, è fondamentale che ci sia coerenza fra quello che si dice e quello che si è. Per quanto uno possa essere un bravo giocatore il bluff prima o poi viene visto e a quel punto si rischia davvero di restare in mutande. Considerato che a questo punto immagino abbiate già visto il filmato,  chiudo così come chiudeva un grande personaggio dello spettacolo, dicendo: meditate gente meditate

Ok, sapete che presto terremo un corso di Web Marketing aziendale su Facebook, però un consiglio, nel frattempo, ve lo giro gratis e vi prego di prenderlo in considerazione, perché è importante (anche se gratuito).

Su Facebook la gente non va per lavorare, non va per essere tampinata da forme promozionali, non va per far conoscenza con aziende, servizi e prodotti. Ci va perché vuole contatti con persone.

Che vuol dire? Che non c’è cosa peggiore che possiate fare alla vostra azienda, che andare a chiedere amicizia a destra e manca con un account dal nome aziendale. I più, al solo ricevere una richiesta proveniente dal “Ristorante tal dei tali” o da “Rossetti & C. S.p.A”, ignora senza neppure andare a vedere. Continue Reading »

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